Mons. Arrieta: Come è cambiato il Libro VI di Diritto Canonico

26/08/2021

Da Vatican News

Il Segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi presenta la Costituzione Apostolica “Pascite gregem Dei”. Spiega che la revisione del Libro VI offre ai Vescovi mezzi adeguati per prevenire e punire i crimini che vengono perpetrati nella Chiesa.

Vescovo Juan Ignacio Arrieta Ochoa de Chinchetru i s il Segretario del Pontificio Consiglio dei Testi Legislativi. In un’intervista a Christopher Wells della Radio Vaticana, spiega perché il Libro VI sul diritto penale è stato rivisto e aggiornato, e come ora fornisce ai Vescovi strumenti adeguati per prevenire e punire i crimini perpetrati nella Chiesa:

Poco dopo la promulgazione del Codice di diritto canonico nel 1983, sono emersi i limiti del libro VI sul diritto penale. Seguendo un’idea di decentramento la redazione delle note penali è stata largamente indeterminata. Si pensava allora che spettasse ai vescovi e ai superiori decidere, secondo la gravità delle circostanze, quali delitti punire e come punirli. Questa indeterminatezza delle norme e le difficoltà che molti Ordinari incontravano allora a coniugare la carità con la pena era dovuta alla scarsa applicazione del diritto penale.

Inoltre, non si comprendeva che i vescovi reagissero diversamente a situazioni simili.

Questa situazione fece intervenire la Santa Sede attribuendo i delitti più gravi esclusivamente alla Congregazione per la Dottrina della Fede, e concedendo la facoltà di intervenire ad altri dicasteri della Curia. Infine, Papa Benedetto ha deciso di rivedere il Libro VI.

L’uso della disciplina penale fa parte della carità pastorale di coloro che devono governare e proteggere le proprie comunità di fede.

D: Quali sono i criteri per il rinnovo del Libro VI?

I principali criteri per la revisione del diritto penale possono essere riassunti in tre punti. In primo luogo, una migliore determinazione delle norme: precisando i casi in cui si applica il sistema penale e come vanno puniti i reati. Ora sono fissati anche dei parametri di riferimento per guidare l’azione dell’Ordinario nel rispetto dei margini necessari per valutare circostanze specifiche.

Il secondo criterio è stato la tutela della collettività: stabilire quando prevenire uno scandalo annunciato e risarcire i danni causati.

Un terzo obiettivo, infine, è stato quello di dotare l’autorità di strumenti adeguati per poter prevenire i reati, promuovere emendamenti o poter prevenire i reati prima che diventino sempre più gravi.

D: Cosa c’è di nuovo?

In generale, in questo senso sono stati modificati complessivamente i due terzi dei canoni del libro VI. Nel Codice sono stati incorporati nuovi reati che sono stati definiti da leggi precedenti nel corso degli anni. I reati che nel 1983 erano stati effettivamente semplificati ora sono stati meglio differenziati. Alcuni reati che non erano inclusi nel 1983 sono stati anche presi direttamente dal Codice del 1970, ad esempio in materia di povertà.

Infine, sono stati incorporati altri reati ex novo o alcuni sono stati estesi. Ad esempio, il reato di abuso sui minori o di violenza si applica non solo nei confronti dei chierici ma anche nei confronti dei religiosi e dei laici che svolgono un qualche tipo di ufficio o funzione nella Chiesa.

In sintesi, queste sarebbero le principali novità del Libro VI del Codice.